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Intelletto
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top
Lmwaw'mwbaintelletto (dal mwbqlatino mwbgintellectus,-mwbwus, derivato dal participio passato del verbo mwcaintellìgere = mwcqintellègere, composto da mwcgintus e mwcwlègere che significa «leggere dentro»,cite-ref-livi-1-0[1] o diversamente da mweainter e mweqlègere, nel senso di «raccogliere, scegliere»)cite-ref-2[2] può essere genericamente definito come la mwfgcapacità della mwfwmente umana di intendere, concepire mwgapensieri, elaborare mwgqconcetti e formulare mwgggiudizi di natura mwgwuniversalecite-ref-livi-1-1[1] su ciò che è mwiavero o mwiqerroneo secondo mwigrealtà.
La prima mwkwetimologia accenna all'intelletto come una facoltà capace di cogliere l'mwlaessenzialità che è all'interno (mwlqintus) delle cose e dei fatti.cite-ref-3[3] Il termine intelletto nel significato filosofico compare per la prima volta nella mwmgscolastica mwmwmedioevale che lo usava per tradurre in latino la parola mwnagreca νοῦς o νόος (mwnqnoûs, mwng"nus") che i greci contrapponevano alla mwnwdiànoia, la mwoaragione.
Contents
• Teologia
• Kant
• Note
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L'intelletto come nous
In mwuqAnassagora il mwugνοῦς come intelletto acquista un valore metafisico poiché in qualità di potenza attiva e ordinatrice, organizza il caos (ἄπειρον, mwuwápeiron), creando così il mondocite-ref-8[8]:
«Per primo pose l'Intelligenza al di sopra della materia. L'inizio del suo scritto - che è composto in stile piacevole - è il seguente "Tutte le cose erano insieme; poi venne l'Intelligenza, le distinse e le pose in ordine".»
(Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi, II, 6. Edizione a cura di Giovanni Reale. Milano, Bompiani, 2006, p. 151)
Il nous come intuizione
Il grado di conoscenza raggiungibile con l'intelletto è superiore alla conoscenza "scientifica" che si può raggiungere con la mwyamatematica. L'intelletto infatti è quello che permette, senza alcun residuo di sensibilità, la visione pura e incontaminata delle idee.
Nella mwygstoria della filosofia compare con Platone la concezione della possibilità di un conoscere filosofico puro ed immediato della verità tramite l'mwywintuizione intellettuale che nel mwzamito della cavernacite-ref-9[9] viene distinta dall'erronea intuizione sensibile e contrapposta alla mwaqragione, o mwagdianoia, per la quale occorre invece la mediazione, cioè una serie di passaggi che portino alla conoscenza.
Aristotele
Per mwbqAristotele, a differenza di Platone, la visione intellettuale immediata non conosce contenuti concettuali definiti come le mwbgidee, separati dagli oggetti, ma giunge a coincidere con la mwbwverità insita negli oggetti stessi.cite-ref-10[10]
Anche in Aristotele, tuttavia, come già in Platone, solo l'intelletto riesce a dare garanzia di verità,cite-ref-11[11] fornendo una conoscenza mwfqnoetica, superiore a quella mwfgdia-noetica della mwfwrazionalità logica o mwgasillogistica:cite-ref-12[12] quest'ultima, infatti, è capace unicamente di trarre conclusioni coerenti con le premesse, di effettuare cioè mwhqdeduzioni corrette da un punto di vista mwhgformale, ma senza assicurare in alcun modo la verità dei contenuti; per cui se il ragionamento parte da premesse false, anche il risultato sarà falso, pur essendo formalmente corretto se si sono osservate le regole della mwhwlogica.
Poiché la verità di ogni premessa discende dalla conclusione di un precedente sillogismo, si instaurerebbe una catena all'infinito se al culmine non vi fossero delle «premesse immediate» (προτάσεις ἄμεσοι) che non abbiano bisogno a loro volta di essere sillogisticamente dimostrate vere, e queste sono i principi primi (ἀρχαί) a cui si arriva appunto, non per mwiqdimostrazione, ma tramite l'intuizione immediata dell'intelletto.
Questo perviene non solo a dei contenuti necessariamente e universalmente validi, da cui prenderà avvio la deduzione logica, ma anche a stabilire la forma con cui la deduzione sarà argomentata, ossia le leggi necessarie e universali che la guidano: esse sono il principio di mwiwidentità, e quello di mwjanon-contraddizione, che vengono appercepite o intuite con la stessa immediatezza mwjqnoetica.cite-ref-13[13]
Il processo attraverso cui l'intelletto giunge all'astrazione delle essenze è avviato inizialmente da un procedimento chiamato mwkwepagoghé (traducibile impropriamente con mwlainduzione), nel quale i sensi fanno attivare un primo movimento del mwlqpensiero ancora latente, altrimenti detto "intelletto potenziale"; in seguito a vari passaggi, si ha infine l'intervento di un mwlgtrascendente "intelletto attivo", dotato cioè di mwlwconoscenza in atto, capace di "astrarre" le forme universali dagli oggetti. Queste rappresentano gli mwmaassiomi, comuni a una o più scienze, che costituiscono il primo passo di ogni sapere scientifico, e consentono all'intelletto di legarsi alla "scienza" a formare insieme la mwmqsophia.
L'intelletto si colloca così al vertice più alto della conoscenza, essendo non solo in grado di dare un fondamento universale e oggettivo ai sillogismi, ma comportando anche un'esperienza mwmwcontemplativa, tipica di un sapere fine a se stesso, che rappresenta per Aristotele la quintessenza della mwnasaggezza.
«Riguardo l'intelletto, sembra sopraggiungere in noi con una sua esistenza sostanziale e non corrompersi. [...] Il ragionare, l'amare e l'odiare non sono affezioni dell'intelletto, ma del soggetto [...] l'intelletto è indubbiamente qualcosa di più divino e impassibile.»
(Aristotele, Dell'anima I, IV, 408b)
Intelletto agente o attivo
L'intelletto agente o attivo in Aristotele è la capacità dell'intelletto di tradurre in atto, tramite le immagini sensibili, le essenze o le forme degli oggetti, conoscibili solo in potenza dall'intelletto potenziale o passivo.
Rifacendosi all'identità di mwogessere e mwowpensiero,cite-ref-14[14] l'intelletto passivo, dice Aristotele, «diventa tutte le cose», mentre l'intelletto attivo «tutte le produce... E questo intelletto è separato, impassibile e senza mescolanza, perché la sua sostanza è l'atto stesso».cite-ref-15[15]
Ad esempio, come è l'udito a dare vita al suono, facendolo passare all'essere, o come la mwrqluce rende attuali i colori che sono solo potenzialmente visibili,cite-ref-16[16] allo stesso modo ciò che esiste in potenza può passare all'atto solo per il tramite di un pensiero supremo, produttivo, che abbia già in sé tutte le forme.cite-ref-17[17]
La distinzione introdotta da Aristotele tra intelletto attivo e intelletto potenziale è stata in vario modo interpretata nel corso della storia della filosofia: per mwtwAlessandro di Afrodisia (mwuaII, mwuqIII secolo) l'intelletto attivo è Dio che illumina l'intelletto passivo materiale dell'uomo, permettendo la conoscenza. mwugTemistio (c. mwuw317-c. mwva388) sostiene che l'intelletto attivo sia una parte dell'anima dell'uomo senza chiarire se esso sia lo stesso per tutti gli uomini o se questi ne abbiano uno particolare. Secondo mwvqAvicenna (mwvg980–mwvw1037), l'intelletto passivo è incorporeo e presente nell'uomo che arriva alla conoscenza tramite l'intervento dell'intelletto attivo mwwatrascendente ed immateriale, unico per tutti gli uomini. mwwqAverroè (mwwg1126–mwww1198), seguendo la concezione di Alessandro di Afrodisia, sia l'intelletto attivo che quello passivo appartengono a Dio mentre l'uomo è solo dotato di mwxaimmaginazione.
Gli interpreti aristotelici cristiani cercarono di correggere queste teorie dalle quali derivava la negazione dell'mwxgimmortalità dell'anima, per cui mwxwAlberto Magno e mwyaTommaso d'Aquino attribuirono all'anima dell'uomo entrambi gli intelletti, mentre mwyqOccam negò ogni distinzione riguardo all'intelletto che, unico e proprio dell'uomo, opera nel procedimento conoscitivo talora in forma potenziale e talora in modo attuale.
Ancora nel mwywRinascimento alcuni autori come mwzaPietro Pomponazzi (mwzq1462–mwzg1525) ripresero la concezione di Alessandro di Afrodisia, altri come mwzwAlessandro Achillini (mw0a1463–mw0q1512), quella di Averroè, altri ancora come mw0gFrancisco Suárez, S.J. ( mw0w1548–mw1a1617), mw1qTommaso De Vio (mw1g1469–mw1w1534),si ispirarono alle tesi tomistiche.
Neoplatonismo
Nella mw2gfilosofia mw2wneoplatonica (in particolare mw3aPlotino) l'Intelletto (mw3qNous) è la seconda mw3gipostasi, il livello di realtà che possiede più pienamente mw3wpensiero ed mw4aessere. Esso è molteplice, in quanto composto da diversi intelligibili o mw4qarchetipi, ma più unitario rispetto al livello successivo, l'mw4gAnima, perché ogni intelligibile conosce sé stesso unitamente agli altri. Possiede una forma di pensiero mw4wintuitiva e perfetta, non discorsiva e non legata alle categorie di mw5aspazio e di mw5qtempo.
Teologia
Per la mw7ateologia cristiana, l'intelletto è uno dei mw7qsette doni dello Spirito Santo.cite-ref-18[18] Esso consente una comprensione immediata delle verità di fede, offrendo all'mw8ganima una visuale più viva e completa sulla realtà divina. Mentre la mw8wfede rappresenta una semplice adesione ai contenuti della mw9aRivelazione, col dono dell'intelletto è possibile elevarsi ad un maggior livello di comprensione, non solo razionale, ma anche soprattutto intuitiva e interiormente sentita. Esso è quindi mw9qintelligenza del cuore oltre che della mente, che accresce le virtù del cristiano e approfondisce, senza aggiungervi nuove nozioni, i significati e le concezioni già implicite negli articoli di fede.cite-ref-19[19]
Dall'agostinismo alla scolastica
Ad opera di Sant'Agostino la concezione teologica cristiana dell'intelletto riprende da vicino la dottrina neoplatonica, tramite la dottrina dell'illuminazione dell'intelletto umano da Dio, inteso come depositario delle idee. Il sapere dell'intelletto è per Agostino qualcosa di immediato, personale, ineffabile, simile all'intelletto di Plotino per il quale conoscere un oggetto equivale a mescolarsi, confondersi con esso.
Nella mw-qscolastica medioevale ispirata soprattutto ad Aristotele, ad esempio con San Tommaso, oltre a quelli neoplatonici si mantengono gli elementi fondamentali della concezione aristotelica. Permane così la differenza tra ragione e intelletto: mentre la prima conosce discorsivamente una realtà nelle sue relazioni con gli altri oggetti, l'intelletto arriva invece a penetrarne l'essenza in maniera assoluta e unitaria.
Rinascimento
Per mwaqaNicola Cusano l'intelletto è superiore alla ragione perché rappresenta la sfera "divina" nell'uomo: a differenza della logica razionale, che è limitata dal mwaqeprincipio di non-contraddizione (comune anche agli animali), l'intelletto (mwaqiintellectus) riesce ad intuire la comune radice di ciò che appare contraddittorio alla semplice ragione (mwaqmratio), cogliendo unitariamente il molteplice tramite quella "coincidenza degli opposti" che è propria di mwaqqDio.
(latino)
«Docta enim ignorantia de alta regione intellectus existens sic iudicat de ratiocinativo discursus.»
(italiano)
«Grazie alla dotta ignoranza l'intelletto si innalza a giudice della ragione discorsiva.»
(Cusano, Apologia doctae ignorantiae, h II, S. 16, Z. 1-6)
Analogamente per mwaqcGiordano Bruno l'intelletto «empie il tutto, illumina l'universo, è fabro del mondo», in maniera simile al mwaqgDemiurgo platonico.
XVII secolo
Con mwaqsCartesio scompare la distinzione fra intelletto e ragione, recuperata invece da mwaqwBaruch Spinoza. Il discorso sull'mwaq0intuizione intellettiva viene ripreso e approfondito da quest'ultimo, che la ritiene il sommo grado della mwaq4conoscenza poiché tramite essa si può cogliere un sapere mwaq8mwarasub specie aeternitatis come quello del Dio spinoziano, immanente, coincidente con la Natura (mwaremwariDeus sive Natura). Tutto ciò che l'intelletto conosce intuitivamente ha infatti le caratteristiche dell'eternità infinita mentre la ragione può solo aggirarsi nell'ambito della finitezza.
Secondo mwarqJohn Locke invece bisogna superare l'opposizione tra ragione e intelletto per cui, dopo averne stabilito i limiti,cite-ref-20[20] si deve al solo intelletto la facoltà di conoscere, distinta dalla volontà.
Questa concezione rimane nella scuola inglese che distinguerà la conoscenza intellettuale, che ora viene intesa come mwarointelligenza (mwarsunderstanding), da quella inferiore sensibile (Leibniz).
Come per Leibniz anche per la filosofia ispirata a mwar0Wolff la differenza tra la conoscenza intellettuale e quella sensibile è semplicemente qualitativa, nel senso che quella derivata dall'intelletto è chiara e distinta al contrario di quella sensibile oscura e confusa. Si deve infatti all'anima che partendo da un'apparente passività in realtà è sempre attiva, capace di progredire da una conoscenza confusa e oscura a una chiara e distinta.
Kant
mwasaImmanuel Kant accuserà questa dottrina di «intellettualizzazione dei fenomeni»cite-ref-21[21] e restaurerà una netta distinzione tra la conoscenza sensibile e quella intellettuale, distinzione che tuttavia lo esporrà a sua volta alle accuse di cadere in un mwasudualismo insanabile tra concetto e intuizione mwasysensibile,cite-ref-22[22] o tra mwassfenomeno e mwaswnoumeno. Per Kant, mentre la sensazione è passiva nella ricezione intuitiva dei dati sensoriali, l'intelletto opera attivamente come capacità di sintetizzare mwas0mwas4a priori la molteplicità dei fenomeni tramite le mwas8categorie, distinte dalle forme mwataa priori della sensibilità (mwatespazio e mwatitempo), elaborando così concetti, pensando cioè concetti che hanno per contenuto i dati materiali che provengono dalla sensibilità, mettendo così in atto una collaborazione tra sensibilità ed intelletto.
Per mezzo dei sensi un oggetto ci è "dato"; per mezzo dell'intelletto un oggetto è "pensato". I pensieri dell'intelletto presuppongono infine una suprema attività ordinatrice che è l'mwatqmwatuio penso, il quale opera appunto tramite i giudizi dell'intelletto. Riducendo il pensiero ad attività di mediazione, sensibilità e intelletto diventano in tal modo del tutto eterogenei tra loro e non potrà pertanto esistere un intelletto intuitivo, che pensi in modo immediato come fa l'intuizione sensibile. «L'intelletto non può intuire nulla e i sensi non possono pensare nulla.»cite-ref-23[23] Solo Dio possiamo pensare che abbia un intelletto intuitivo ma questo perché egli nello stesso momento che pensa mwatocrea le cose e quindi le conosce sino in fondo, mentre l'uomo non può far altro che limitare la sua conoscenza ai fenomeni, alle cose come sensibilmente si presentano nell'apparenza fenomenica ai nostri sensi, inquadrandoli nelle forme di spazio e tempo, funzioni mwatsa priori della mente umana. La conoscenza dell'uomo sarà sempre finita nello spazio e nel tempo e pretendere una conoscenza che superi i limiti della sensibilità è l'origine del «fanatismo filosofico» e delle «fantasticherie metafisiche» che si sono succedute nella storia della filosofia a cominciare da Platone.cite-ref-24[24]
Intelletto e ragione
Con Kant avviene tuttavia un'inversione tra intelletto e ragione: la tendenza ad andare oltre il finito diventa infatti prerogativa non del primo ma del secondo, sicché all'intelletto è ora assegnata la possibilità di costruire scienza in forma discorsiva, e alla ragione invece il compito superiore di rendere conto dei limiti della conoscenza umana.cite-ref-25[25]
La pretesa dell'intelletto di andare oltre la conoscenza del mondo fenomenico mette in moto la ragione che elabora idee che dovrebbero assolvere il compito mwaucmetafisico di una conoscenza compiuta e perfetta di tutta l'esperienza fenomenica interiore, esteriore e noumenica, e cioè dell'anima, del mondo e di Dio. Ma quello a cui aspira la ragione è semplicemente la pretesa dei metafisici "dogmatici" di fondarla come una scienza che invece andrà inevitabilmente incontro alle mwaugantinomie.
Le idee della ragione infatti non hanno nessuna funzione nell'ambito della ragion pura, rispecchiano semplicemente l'esigenza alla totalità, priva di contenuto reale, della ragione umana che crea le idee, pure e semplici astrazioni di una metafisica che pretende di presentarsi come scienza. L'unica funzione che le idee svolgono nel campo conoscitivo sarà quella di offrirsi come modelli di perfetta compiutezza conoscitiva, cioè quella di stimolo all'andare oltre la conoscenza già raggiunta, ma niente più di questo. Il loro ruolo sarà assolto invece esclusivamente nell'ambito dell'etica, nella mwauomwausCritica della ragion pratica.
Hegel e l'idealismo
Con l'idealismo viene mantenuta la confusione kantiana tra intelletto e ragione, che assegna alla seconda la capacità di cogliere la totalità del reale, e all'intelletto una funzione secondaria. Per mwau4Hegel la ragione è realmente superiore all'intelletto poiché mentre questo può essere applicato alle scienze particolari proprie dell'mwau8empirismo, la ragione è in grado di soddisfare la superiore conoscenza filosofica. Riprendendo da mwavaFichte e mwaveJacobi la concezione di un intelletto (mwaviVerstand) che cristallizza astrattamente le posizioni che invece il procedere dialettico della ragione (mwavmVernunft) mostra come vive e in movimento, Hegel supera la logica classica affermando che l'intelletto si basa sul principio di contraddizione che invece la ragione è in grado di superare con il grado sintetico della mwavqdialettica. L'intuizione intellettuale nella sua funzione di apprensione dell'mwavuAssoluto era stata rivendicata da Fichte e Schelling nei confronti dell'intelletto mediatore kantiano che opera solamente nell'ambito del finito, Hegel ora dichiara la superiorità della ragione, contrapposta all'intuizione intellettuale, una «romantica fantasticheria», per la conoscenza dell'Assoluto.
XX secolo
Con mwavgHenri Bergson si evolve la critica di stampo hegeliano dell'intelletto astratto ma questo viene inteso in maniera diversa assimilandovi la funzione dell'intelligenza che si esprime proprio nell'intelletto dove si manifesta anche l'mwavkistinto, da cui l'intelligenza deriva.
Intelletto e intelligenza
Sebbene intelletto e intelligenza possano essere usati come sinonimi, l'etimologia suggerisce che il secondo derivi dal mwavwparticipio presente attivo latino mwav0intelligere, ossia "raccogliere nel mezzo", creazione di nuove forme di comprensione, mentre il termine intelletto, derivato dal mwav4participio passato di mwav8intelligere, denoterebbe "ciò che è stato raccolto", cioè mwawacategorie già esistenti, limitati ai mwawefatti e alla mwawiconoscenza teorica.cite-ref-26[26]
Tipica dell'intelligenza umana è la capacità di creare strumenti inorganici per i quali lmwawg'mwawkmwawohomo faber prepara la strada all'mwaws''homo sapiens'' che tramite l'intelletto-intelligenza costruisce forme astratte, categorie, schemi di cui si servirà la scienza nello svolgere la sua funzione "economica", nel tradurre cioè la realtà complessa in elementi semplici utilizzabili.
Note
cite-note-livi-11. ↑ mwaxqAntonio Livi, mwaxumwaxyGlossario epistemologico alla voce «intelletto», in mwaxcIl principio di coerenza: senso comune e logica epistemica, pag. 177, Roma, Armando editore, 1997.
cite-note-22. ↑ mwaxsmwaxwDizionario etimologico online
cite-note-33. ↑ «…in Adorno la scelta di un etimo discutibile – non forse sul piano etimologico, certo su quello gnoseologico- di mwayaintelligere: mwayeinter-lego piuttosto che mwayiintus-lego che com'è noto è la proposta di Tommaso d'Aquino.» (in mwaymmwayqRivista telematica di Ricerca e Didattica Filosofica, n. 2, novembre 1997, pag. 9 mwayuArchiviatomwayy il 29 ottobre 2013 in mwaycInternet Archivemwayg..)
cite-note-44. ↑ In Omero νόος «è lo spirito [...] sede di rappresentazioni chiare» mway0Bruno Snell citato da Linda Napolitano, mway4Op.cit. p. 7956 che più avanti lo indica come "organo che le suscita e intendimento".
cite-note-55. ↑ mwaziIliade IX, 104.
cite-note-66. ↑ mwazyIliade XVI, 688-690 e XVII 176-178.
cite-note-77. ↑ mwazoOdissea V, 23
cite-note-88. ↑ mwaz4Vocabolario greco della filosofia, a cura di mwaz8Ivan Gobry, Milano, Bruno Mondadori, 2004, p.146.
cite-note-99. ↑ Platone, mwaammwaaqLa Repubblica, VII libro (514 b – 520 a)
cite-note-1010. ↑ «La scienza in atto è identica con il suo oggetto» (mwaagDe anima, III, 431 a, 1), o ancora «l'anima è, in un certo senso, tutti gli enti» (mwaakibid., 431 h, 20).
cite-note-1111. ↑ «Una pagina, come si vede, che dà ragione all'istanza di fondo del platonismo: la conoscenza discorsiva suppone a monte una conoscenza non discorsiva, la possibilità del sapere mediato suppone di necessità un sapere immediato» (G. Reale, mwaa0Introduzione a Aristotele, Laterza, 1977, pag. 159).
cite-note-1212. ↑ La conoscenza mwabenoetica, cioè colta dal mwabinous (νοῦς), fornisce un sapere intuitivo e immediato, la mwabmdianoia invece (mwabqdià + mwabunous, «pensare attraverso») consiste in una forma inferiore di conoscenza, che si limita ad analizzare in maniera discorsiva le verità ottenute dall'attività noetica (Cfr. Guido Calogero, mwabyI fondamenti della logica aristotelica, La Nuova Italia, Firenze 1968, pag. 15 e segg.).
cite-note-1313. ↑ Calogero, mwaboI fondamenti della logica aristotelica, mwabsop. cit.
cite-note-1414. ↑ Presupposto della filosofia antica sin dagli eleati era che il pensiero fosse unito indissolubilmente alla dimensione mwab8ontologica (cfr. mwacaEnciclopedia Italiana alla voce "Logica", vol. XXI, pp. 389-398).
cite-note-1515. ↑ Aristotele, mwacqL'anima, III, 5, 430a 10.
cite-note-1616. ↑ Aristotele, mwacgSull'anima, 430 a 17.
cite-note-1717. ↑ Aristotele, mwacwSull'anima, libro III, in F. Volpi, mwac0Dizionario delle opere filosofiche, pag. 92, Mondadori, Milano 2000.
cite-note-1818. ↑ mwadeIsaia, 11, 1-2.
cite-note-1919. ↑ Franco Giulio Brambilla, mwaduEsercizi di cristianesimo, Vita e Pensiero, Milano 2000.
cite-note-2020. ↑ J. Locke, mwadkmwadoSaggio sull'intelletto umano
cite-note-2121. ↑ Kant in mwad4Anfibolia dei concetti della riflessione, appendice della mwad8Analitica trascendentale (mwaeaCritica della ragion pura)
cite-note-2222. ↑ «...se la nostra esperienza si fonda su questi due fattori, come mai la nostra ragione può farli interagire tra loro, se essi sono del tutto eterogenei?» (mwaeqVittorio Hösle: da Kant a Hegel mwaeuArchiviatomwaey il 20 aprile 2014 in mwaecInternet Archivemwaeg., intervista a cura dell'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche).
cite-note-2323. ↑ Kant, mwae0Introduzione alla Logica trascendentale (mwae4Critica della ragion pura)
cite-note-2424. ↑ Kant, mwafiStoria della ragion pura (mwafmCritica della ragion pura)
cite-note-2525. ↑ Massimo Mori, mwafcmwafgIntelletto e ragione da Cartesio a Hegel, Torino 2003.
cite-note-2626. ↑ mwafw(mwaf0mwaf4EN) Sangha, Nithyananda, mwaf8mwagaInstinct, Intellect, Intelligence, Intuition, su mwageNithyananda Sangha.
Bibliografia
• Terence Irwin, mwaguI principi primi di Aristotele, Vita e Pensiero, Milano 1996
• Mario Dal Pra, mwagcStoria della filosofia, Franco Angeli, 1996
• Silvestro Marcucci, mwagkGuida alla lettura della "Critica della ragion pura" di Kant, Laterza, Bari 2003
• Thomas A. Szlezák, mwagsPlatone e Aristotele nella dottrina del Nous di Plotino, traduzione di Alessandro Trotta, Vita e pensiero, Milano 1997 ISBN 88-343-0872-7
• mwag4Walter Burley, Commentarium in Aristotelis De Anima L.III. Riproduzione di 4 manoscritti in mwag8paleografia latina. Edizione critica a cura di Mario Tonelotto.
Voci correlate
• mwahmIntelligenza
• mwahuIntelletto cosmico
• mwahcIntuizione
• mwahkLogos
• mwahsPensiero
• mwah0Ragione
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-filosofiaintelletto, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• Paolo Scroccaro, mwaiqmwaiuIntelletto e Ragione tra Aristotele e Popper.
• P. Vicentini, mwaicmwaigIntelletto e ragione negli antichi ed in Kant.